Da dove viene Aldo Manuzio?

 

In occasione del V centenario della morte di Aldo Manuzio il Vecchio, nell’ambito del ciclo di incontri, laboratori “Aldo Manuzio al lettore…Invito in Biblioteca Nazionale Marciana alla scoperta del mondo di Manuzio” lectio magistralis di Amedeo Quondam. 6 febbraio 2015.

 Da dove viene Aldo Manuzio? Non è un concittadino veneziano: è un veneziano di adozione, e tardivo. Aldo viene dallo Stato della Chiesa, dalla provincia a sud di Roma, dalla Ciociaria. Viene da Bassiano, e per molti anni nei suoi libri dichiara, come si usava fare allora, che è questa la sua nazione (nel senso antico: come luogo di nascita).

Ma dove è precisamente Bassiano? Osservando la sua posizione sulla carta geografica si vede che è sui margini di quella che oggi è la pianura pontina bonificata, ma che allora, e fino al Novecento, era una terribile palude. La comunità di Bassiano, come gli altri paesi di questa zona, era ed è sulle colline, in alto, lontano dai miasmi della palude: ha l’aria buona, e forse già allora, grazie a questa sua posizione, stagionava prosciutti di altissima qualità, di grandi sapori e profumi.

Bassiano era parte del ducato di Sermoneta, feudo della famiglia Caetani e ancora oggi è un’enclave Caetani: sono luoghi meravigliosi, fuori del tempo. Questo è un dato importante nel profilo futuro di Aldo, perché Sermoneta era allora, ed è rimasta a lungo, uno dei centri di più forte e stabile insediamento ebraico nello Stato della Chiesa e forse in Italia, tanto che qualcuno ha pensato che dietro la passione di Aldo per l’ebraico, dietro l’idea fissa che perseguì a lungo di studiare e dare vita anche ad edizioni in ebraico, ci fosse una lontana origine da una famiglia ebraica poi convertita. Nascere a Bassiano, in una provincia depressa dello Stato della Chiesa, a metà Quattrocento non offre particolari prospettive a chi avesse una qualche ambizione, e tanto più se collochiamo questi luoghi nel contesto geopolitico dell’Italia tutta.

Aldo vive nella grande crisi italiana di fine Quattrocento e inizio Cinquecento: la drammatica congiuntura di questa fase, e in particolare le guerre d’Italia, stanno dentro le esperienze della sua vita, dentro il suo lavoro di editore a Venezia. Per due volte è infatti costretto a sospendere la sua attività, soprattutto è tragica la sospensione, di tre anni tra il 1509 e il 1512: sono legate alle guerre d’Italia, alla lega di Cambrai, ad Agnadello (1509), quando sembra che Venezia stia per soccombere e anche Aldo fugge altrove per cercare scampo e non sarà facile tornare a stampare libri.

Ma quando è nato Aldo Manuzio? Siamo qui a celebrare il centenario della morte, ma non saremmo in grado di celebrare quello della nascita, perché la data resta incerta: forse tra il 1449 e il 1452; e quasi nulla sappiamo della sua famiglia: solo che il padre si chiamava Antonio. Tutto ciò vuol dire che Aldo è di famiglia modesta, che ha bisogno di lasciare memorie e tracce dei suoi membri, quando ancora, poi, non erano attivi i registri parrocchiali per i grandi eventi della vita di tutti.

 

 

Questo giovane nato in campagna, in una periferia depressa dello Stato della Chiesa, deve essere stato un giovane di vivace ingegno, che subito sa farsi notare quando compie la sua prima formazione, probabilmente nella “scuoletta” della parrocchia: probabilmente il parroco, o qualcun altro, ha riconosciuto le sue doti e deve avere pensato che era il caso di mandarlo a Roma per proseguire gli studi. Come di norma accadeva nella provincia italiana fino alla capillare diffusione delle istituzioni scolastiche dello Stato unitario.

Un ciociaro a Roma, come tanti altri nei secoli, per trovare la propria strada. Per Aldo è la scuola, la nuova scuola che la moderna cultura degli umanisti sta facendo crescere un po’ ovunque, fondata sul culto delle lettere classiche, del greco e del latino: la scuola da cui nascerà il nostro liceo classico. Aldo studia da insegnante di questa scuola.

Con un dettaglio divertente, che corrisponde però a una consuetudine diffusa in quella tradizione culturale classicistica: anche Aldo cambia il proprio nome. Quello di famiglia era Mannuccio o Mannucci (ancora oggi diffuso nell’Italia centrale), ma non sta bene per un insegnante, per un maestro di scuola di latino: deve assolutamente essere tradotto, o rifatto, in latino. Non è difficile, di per sé, ma occorre fare attenzione per evitare le cacofonie di Mannuccius: troppi raddoppiamenti consonantici, conviene semplificare in Manucius, anche se la sua grafia è ballerina, perché in latino il suffisso –cius può essere risolto anche in –tius (e in volgare: Manucio, Manutio, Manuzio si equivalgono).

Ora che il nome professionale è trovato, ora che il biglietto da visita inizia a prendere forma (Aldus Manutius) non resta che decidere quale debba essere l’elemento connotativo della sua nazione: Bassianatis non è molto comunicativo e neppure troppo elegante (va a sapere dove sia questo luogo), e Latinus è già più perspicuo, ma generico (una nazione larga, troppo larga).

Aldus Manutius Romanus: così sarà per sempre, con una opzione di patria acquisita, di nazione culturale e non naturale. È il contrassegno più forte del progetto di Aldo, che resterà Romano e si firmerà Romano anche a Venezia. Lui, il ciociaro che venne dalla campagna, l’inurbato, dirà al mondo con i suoi libri: «civis romanus sum»

 

English Version