Innovazioni

 

Un’edizione di Aldo è qualcosa di speciale e irripetibile. La bellezza della carta, l’eleganza dei caratteri, la splendida impaginazione sono il risultato di una cura singolarmente innovativa. È universalmente riconosciuto a Manuzio di essere stato il padre dell’editoria come oggi la conosciamo e primo editore moderno grazie alle innovazioni da lui apportate nella stampa dei testi che, ancora oggi, sono valide ed applicate.

 

Il progetto editoriale

 

È proprio verso gli anni ottanta del XV secolo, che Manuzio matura quello che sarebbe poi diventato il suo progetto editoriale, per mezzo del quale egli ha voluto diffondere, e soprattutto preservare la filosofia greca e la letteratura greca e latina da un continuo oblio, recuperando e riproponendo i grandi capolavori classici, tramite edizioni stampate. Per raggiungere il suo scopo, egli mette in secondo piano l’aspetto economico del proprio operato, facendo attenzione a mantenere l’altissima qualità delle sue edizioni.

Aldo cerca di far comprende il suo progetto editoriale utilizzando le prefazioni, che corredano molti dei suoi volumi, in cui espone le proprie concezioni culturali, politiche e religiose. Le prefazioni sono utilizzate da Aldo per annunciare ai lettori le successive edizioni. In quella ad “Aristotele, opere logiche” Aldo scrive: “Aldo Manuzio bassianese agli Amici. O amici delle Muse […] salute! Ecco a voi il divino Aristotele. Presto vi saranno dati Alessandro e Ammonio […]”.

 

Il corsivo

 

corsivo

Xilografia con l’invocazione della santa: “iesu dolce iesu amore” (particolare)

Quella che si ritiene la più importante innovazione è l’introduzione del carattere corsivo o italico o anche detto Aldino. Il nuovo carattere, inciso da Francesco Griffo, orafo bolognese, viene “copiato” dalla scrittura cancelleresca e si presenta inclinato da destra a sinistra. La sua introduzione permette di ridurre le dimensioni del libro.

È nell’incunabolo aldino, Epistole devotissime de Sancta Catharina da Siena, stampato a Venezia nel 1500, e precisamente in una xilografia al suo interno che Aldo testa il nuovo font. Da questo momento in poi Aldo lo userà regolarmente, per le sue edizioni. Già nel 1501, lo troviamo nell’edizione, oggi rarissima, dell’Eneide di Virgilio, in questa stessa edizione Aldo utilizza il formato in ottavo, creando così il prototipo del libro moderno .Xilografia con l’invocazione della santa: “iesu dolce iesu amore” (particolare)

 

Il tascabile – il picciol libro

 

Grazie al corsivo si possono ridurre le pagine dei libri passando dalla stampa in “foglio” alla stampa in 8° (mm 154 x 94). L’uso del corsivo e del formato 8° permette la produzione di libri più piccoli e quindi tascabili e portatili. Il piccolo libro diventa così un compagno di viaggio, che si può portare con sé con facilità facendo divenire ogni luogo una biblioteca. Tutto ciò, unito ad una riduzione di costo, porta ad un aumento della diffusione del libro.

 

Il catalogo

 

Manuzio è stato il primo editore a pubblicare un catalogo dei suoi libri: “I primi cataloghi di una casa editrice recanti il prezzo di ciascun volume furono quelli pubblicati da Aldo Manuzio nel 1498…[1]”. Nei cataloghi si trova notizia degli argomenti trattati nei libri, trascrivendone i capitoli e fornendo apprezzamenti elogiativi circa la validità dell’opera.

 

Il logo

 

La celeberrima e stupenda raffigurazione del delfino avviluppato all’ancora e il motto “affrettati lentamente” serve a difendere la tipografia Aldina dalle copie illegittime, e, oltre ad avere un notevole valore artistico, cristallizza la consuetudine di creare il logo della casa editrice.

 

La punteggiatura

 

Il contributo forse più rilevante di Aldo Manuzio alla moderna cultura della scrittura è la definitiva sistemazione della punteggiatura: il punto come chiusura di periodo, la virgola, l’apostrofo e l’accento impiegati per la prima volta nella loro forma odierna, nonché l’invenzione del punto e virgola. È scomparso invece il “punto mobile”, usato da Aldo per chiudere le frasi interne al periodo.

 

La numerazione delle pagine

 

Si deve a Manuzio l’introduzione della numerazione delle pagine. La numerazione delle pagine “[…] impiegata forse per la prima volta da Aldo Manuzio nel 1499 nelle Cornucopiae di Niccolò Perotto… diventò d’uso corrente … nel secondo quarto del secolo XVI”.[2]

 

Lunghezza della riga

 

Già nei manoscritti e nei codici medioevali per facilitare la leggibilità si utilizzava scrivere i testi su due colonne. Il primo libro stampato con caratteri mobili, la Bibbia a 42 linee del Gutenberg, ha il testo disposto su due colonne. Questo facilita la lettura ma al contempo richiede l’uso di più carta il cui costo, notevole, rappresenta il 50% del totale della spesa.

Aldo non si sarebbe mai sognato di attaccare insieme più paragrafi per risparmiare qualche soldo di carta. Comprende che la lunghezza del paragrafo è un fattore importante di leggibilità. Agli inizi del 1500 assicura la leggibilità dimezzando la dimensione della pagina (formato in 8° = pagina di 9 cm) e per segnalare l’inizio dei paragrafi si va a capo e la prima riga rientra di qualche spazio coniugando così estetica e struttura.

 

È utile ricordare che la produzione della tipografia di Manuzio in campo Sant’Agostin dal 1494 al 1515 è di 134 edizioni, di cui 68 in latino, 58 in greco e 8 in italiano e la tiratura arriva a 1.000 (forse anche 3.000) copie per ogni edizione.

 

[1] Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi 1982, p. 100

[2] Febvre Lucien & Martin Henry-Jean, La nascita del libro, Bari-Roma, 1988, p. 97-98