Aldo Manuzio

Testamento di Aldo Manuzio

 

24, Aug. 1511. in Ferr.

In nomine dni nri Jesu Christi, am. Perchè semo certi, che chi nasce debbe morire, et che non se sa nel dì, ne l’hora de la morte, pertanto havendo io far grandi viazi me è parso far el presente testamento di mia mano per ogne cosa che potesse accadere presertim ad evitar discordia, lite, et inimicitie per esser li mei beni in compagnia cum M. Andrea Toresano d’Asola secundo appare per publico instrumento tra noi facto da M. Francesco dal Pozo publico notaro in Venetia del 1506 a 28 de Marzo, dove se narra havere noi facto uno monte de tutto il nostro così stabile, corno mobile, dove io sia per uno quinto, et epso per quatro ecc. ut ibi habetur. Per che lo Instrumento facto poi tra noi in Ferrara del 1509 a dì 28 de octobro per Ser Simone Gillino publico notaro in Ferrara, fo facto non chel habia ad haver effecto, ma solo ad cautela per le cose nostre stabile, et mobile fora di Venetia quale cosa dechiaramo che dicto instrumento sia facto per scripto de mano nostra de quali uno è appresso lui, l’altro appresso di me. Che, et quanta roba sia la nostra sarebbe longo a narrare, ne nello instrumento predicto facto tra noi se specificano, ne qui l’ho possuto scriver et per non saperlo, e son sempre stato et sto sopra la fede de dicto mio socero, et quanto altro accadesse di me, che Dio faccia quello sia el meglio per l’anima mia, bisognara che li stiano ancora li miei figlioli: benché me son sempre persuaso chel me vada dritto da homo da bene, come io ho facto con lui de continuo, et son per fare, tamen spero reducto che sia in ferma habitatione, far uno inventario di tutti nostri beni stabili, et mobili. Che Jesu Christo me ne dia la grada, et che viva tanto, che faccia quello che desidero ad gloria et laude sua, et utile de li homini che sono, et che sarano. In primis voglio che sia irrito lo testamento de mia mano che feci a Venetia za sono circa anni sei et ogni altra mia voluntate circa ciò, che se trovasse facta per lo passato fina questo di presente. Poi per lo presente testamento dechiaro la mia voluntate in questo modo. – Recomando l’anima al Redemtor de la humana generatione, che per sua immensa et incomprehensibile clementia, et misericordia me perdone li miei peccati. – Il mio corpo voglio sia sepulto in qualche tempio de fratri de Sancto Francesco de observantia, o dove meglio parerà a li infrascripti, quali elegio per mei commissarij, confidandome che per la humanità loro non refutarando (sic) tale pio officio: quali sono la Diva ed Ecma S. Lucretia Borgia Duchessa de Ferrara, lo illustre S. mio Conte Alberto Pio de Savoia S. de Carpi, et lo magnif. S. Leonello Pio suo fratello: miss. Andrea mio socero: mag. Nicolo da Lonico: Gasparo et Bonaventura de Beccaci fratelli, li quali siano executori di quanto qui se contene, et quando fossero discordi, se stia a la più parte: ma voglio che la Diva prefata sia per tre voci. – De tutti li miei beni lasso mio erede Marco Manutio mio primo, et legitimo figliolo maschio, salvo che sia la mia dona, quale è gravida, facesse un figlio masculo, voglio che ciascuno dessi sia herede per la mitate per uno, cum queste conditioni che ciascuna di mie figliole, cioè Alda et Letitia, et quella nàscerà se la è fendila, habia per una per sua dota ducati doro 500 cinquecento: et siano allevate da cinque anni in su in monasterio de sore de bona fama fina ch’abiano anni quattuordaci: poi siano maritate in qualche giovene da bene, et virtuosi quando etiam non fossero ricchi: perchè voglio più presto homini che habiano bisogno ri robba, che robba, che habia bisogno d’hoinini: et questo, non se contentando esser sore. Et anco che non siano per persuasione constrecte a dire de volergli rimanere: voglio che al manco stiano fora del monasterio mesi tre appresso de chi parera a li commissarij, et li sia lecto questa mia voluntate. Poi volendo retornar nel monastero, sia, col nome de Dio, et habiano la mia beneditione. A la mia dona Maria consorte diletta lasso oltra la dota sua che sono ducati doro 460 quattrocentosexanta, tutte le veste, et anelle, et altre cose per la persona, che la se retrova havere, et cento ducati doro, hac lege che poi compito lamio, se io fosse passato de la presente vita non stia piu che tre mesi a far una de queste doe cose o che la devente monicha del ordine de observantia de S. Francesco, osia maritata in uno homo da bene secondo lo parere de li dicti commissarij: perche essendo molto giovane non è honesto sia Vedova più del tempo predicto.ltem lasso maritate octo donzelle che habiano vinticinque ducati per una: de le quali siano cinque de le mie nepote, et parenti da Bassiano. De le altre tre, una sia lagnese figliola de Cumina nutrice del mio Manutio, le altre doi quale parera a li commissarij. Manutio, et quello nàscerà sei sera mosculo, sia mandato a schola ad imparare bone lettere et boni costumi da qualche homo docto et di bona fama, quale vorrei che fosse M. Prete Joan Baptista Egtio(sic) mio compatre. Il quale ancora voglio chel sia nel numero de li predicti commissarij. Prego pero Dio, chel me dia gratia che possa io fare tale officio, et mandare al executione la Academia, che desidero de fare. Quando accadesse che mei figlioli moressero anti la date de anni quatordeci, voglio che la mita de la robba vada per la rata a mie figliole, de laltra mitate sia herede mio socero hac lege chel sia tenuto a distribuire lire cinquecento in maritare povere giovene. Et quando tutte mie figliole moressero senza herede lasso herede mio socero m. Andrea cum questo chel sia tenuto a dar cinquecento lire a mie sorelle Julia, Petruccia et Benvenuta, et altre cinquecento lire se distriboisca in maritar poverette, secondo parerà a li predicti mei commissarij. Et laus Deo.

Io Aldo Manutio de pij Romano ho
scripto questo mio testamento de mia
mano propria del M. D. XI in Ferr. a
24 di d Agosto essendo per cavalcare
verso Milano

 

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